12 maggio 2008

Marte


Per i greci è Ares, il dio della guerra, che sarà più tardi identificato con il grande dio romano Marte. Benché l’Iliade lo dipinga come un guerriero violento e fanfarone, è uno dei dodici grandi dei dell’Olimpo. Ares non era sposato ma ebbe numerose avventure, la più famosa con Afrodite, di cui ho già parlato.
È il solo figlio che Zeus ebbe legittimamente dalla moglie Era.

Soltanto le battaglie e le carneficine lo rendevano felice: si aggirava per il campo di battaglia accompagnato dai suoi figli gemelli e da Enio, la dea della guerra, per stimolare lo spirito guerriero dei combattenti. Ma Atena, la dea della strategia e del vero eroismo, lo sconfiggeva facilmente. Durante la guerra di Troia, Ares combatté a fianco dei Troiani, ma ebbe una parte ignominiosa.

Aiutato da Atena, Diomede lo ferì gravemente. Ares andò a lamentarsi da Zeus, e questi gli proibì di tornare sul campo di battaglia. Ares tentò ancora di partecipare, ma Atena glielo impedì, insultandolo. Durante la discussione Ares aggredì la dea con il suo giavellotto, ma riuscì solo a colpire il suo scudo (l’egida). Atena stordì Ares con una pietra, tramortendo anche Afrodite che tentava di metterlo in salvo.

Marte, il dio italico della guerra, era in origine il protettore dell’agricoltura, e solo in seguito venne identificato con Ares. Il suo nome, il cui significato è sconosciuto, prese dapprima la forma di Mavors, in altri dialetti Mamers (dall’etrusco Maris). Con la trasformazione dei Romani da popolo di agricoltori a popolo di guerrieri, la sua funzione divenne sempre più vasta. Il suo culto a Roma era molto diffuso, e veniva considerato, subito dopo Giove, il più grande protettore dello stato: era venerato dai guerrieri, per cui ebbe il titolo di Gradivus.

Diede il nome al mese di marzo (martius mensis) perché proprio in questo mese i Sali eseguivano per alcuni giorni la danza della guerra e cantavano canti rituali; per la sua funzione agricola, veniva festeggiato in primavera e all’inizio dell’estate.
Nei tempi più antichi veniva identificato con il dio pastorale Silvano. Secondo i Romani, Giunone concepì Marte con un fiore. Questi era sposato con la dea minore Nerio (parola che significa “forza”).

Il suo culto romano aveva un’immensa importanza, si riteneva infatti fosse il padre di Romolo, nato dalla vestale Rea Silvia (discendente di Enea). Marte aveva visitato Rea Silvia mentre dormiva, concependo due gemelli. Lo zio Amulio cercò di ucciderli gettandoli nel Tevere, ma un lupa li salvò. Diventato adulto, Romolo (il nome significa semplicemente “romano”) uccise il fratello in una disputa, e fondò la città di Roma. La lupa e il picchio, che avevano contribuito a salvare i due gemelli, erano sacri a Marte. Pico, il picchio, era un antico dio romano al seguito di Marte.


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