12 maggio 2008

Venere


Afrodite, dea dell’amore e della bellezza, che i romani chiamavano Venere, era la più bella tra le dee. I poeti ne cantavano la bellezza; per Omero era “l’amante del riso”; Apuleio fa di Venere una descrizione molto poetica: “… anche l’aspetto della dea offriva allo sguardo un contrasto di colori: candido il corpo poiché Venere scende dal cielo, azzurra la veste poiché ella nasce dal mare.”

Nella mitologia greca, Afrodite era uno presenza che incuteva reverenza, perché provocava nei mortali e nelle divinità (a eccezione delle dee vergini come Atena, Estia ed Artemide) l’innamoramento e il concepimento di una nuova vita. Per Pigmalione trasformò una statua in una donna in carne e ossa (Atena, invece, trasformò persone in sassi). Ispirava la poesia e le parole persuasive e rappresentava il potere di trasformazione e di creazione proprio dell’amore.

Esistono due versioni della nascita di Afrodite: secondo la versione di Omero, Afrodite nacque da Zeus e dalla ninfa del mare Dione, ed era sposa di Efesto. A differenza di altre dee, che non avevano avuto la possibilità di scegliere i propri compagni, Afrodite fu libera di scegliere. Scelse Efesto, storpio dio dei fabbri, del fuoco e della fucina. Fu così che il figlio rifiutato di Era, divenne il marito della dea dell’amore; non ebbero figli e il loro matrimonio potrebbe indicare, simbolicamente, l’unione della bellezza e della tecnica, da cui nasce l’arte.

Secondo Esiodo, invece, afferma che il suo nome deriva da afros “schiuma”, dalla quale nacque, emergendo donna già fatta, dal mare di Pafo nell’isola di Cipro. Crono aveva evirato suo padre Urano e ne aveva gettato in mare gli organi genitali; al spuma delle onde fecondata dai genitali di Urano avrebbe generato la dea. Quando Afrodite raggiunse la riva, fu accolta da Eros (Cupido), mentre al suo passaggio dal suolo sbocciavano fiori.
La dea era chiamata Anadyomene (colei che esce dal mare).

Afrodite era moglie di Efesto, ma non gli era fedele: era simbolo più dell’amore fisico che dell’amore coniugale, protetto invece da Era. Omero racconta di come Elio (il Sole) avrebbe informato Efesto dell’adulterio di sua moglie con Ares; Efesto costruì una trappola, montando una robusta rete di ferro sul suo letto nuziale, e fece finta di partire. Quando i due amanti si sdraiarono sul letto, le rete cadde, imprigionandoli. Efesto il colse sul fatto e chiamò a racconta tutti gli dei, perché di prendessero gioco dei due. Gli dei accorsero al richiamo, e si divertirono a schernirli, mentre le dee preferirono non partecipare. Tutto ebbe fine quando Poseidone chiese una riconciliazione. Efesto acconsentì a liberarli a condizione che Ares gli pagasse un riscatto.

Dagli amori di Ares con Afrodite nacquero Deimo e Fobo (terrore e paura, che accompagnavano sempre il padre in battaglia) e Armonia, che a Tebe sposò Cadmo. In alcune versioni del mito, Eros, era figlio di Ares e Afrodite, e riunisce le caratteristiche di entrambi. Con il tempo Eros venne identificato come forza originaria, acquistando sempre più importanza, fino all’ultima rappresentazione conosciuta: il putto con l’arco e la faretra piena di frecce, noto con il nome di Cupido. Dal suo amore con Dioniso nacque Priapo, la divinità fallica, e con Poseidone generò Erofilo. Dall’unione con Ermete nacque Ermafrodito.
Ciò che Afrodite genera è il desiderio di conoscere e di essere conosciuti che, se porta all’intimità fisica, può dar luogo alla fecondazione e a una nuova vita.


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