12 maggio 2008

Plutone


Plutone dio dell’interiorità; prima della scoperta nel 1930 si celava nell’inconscio dell’uomo, rivelando la propria esistenza nella mitologia. Viene associato alla fine e all’inizio, alla morte e alla rinascita a nuova vita. Associato all’industria e alle armi nucleari grazie al plutonio, utilizzato per generare energia. Sotto l’aspetto “la fine” o “la morte” appaiono inevitabili; resta da scoprire il nuovo modello di vita che ci attende.

Plutone è l’appellativo di origine romana del Dio degli Inferi noto presso i Greci come “Ade” (Haides, che in origine significava “l’invisibile”): dio dei morti e signore del regno sotterraneo dell’Oltretomba. Ade era fratello di Zeus, Estia, Poseidone, Era e Demetra: figlio di Crono e di Era. Il suo nome era considerato poco augurale e veniva usato il meno possibile. Si usavano titoli eufemistici come Plouton, Plutone “il ricco”, Eubouleus “buon consigliere”, Klymenos “famoso”, o Zeus dell’Oltretomba.

I romani lo chiamavano a volte Orcus, nome di origine incerta.
Associato a favolosi tesori e ricchezze incredibili, nelle profondità della Terra, scendendo fin nelle sue viscere attraverso grotte segrete, lontano dalla luce che illumina la superficie del mondo conosciuto. Il regno nascosto è quello dell’inconscio individuale e collettivo, in cui l’intrepido viaggiatore deve entrare solo per conquistare conoscenze segrete e ricchezze inestimabili.
L’Ade identificato con il concetto occidentale di Inferno, crea una specie di barriera psicologica.

I Greci lo consideravano una divinità fredda che applicava le regole del suo regno a tutti senza discriminazioni, ma non lo ritenevano malvagio, né satanico o ingiusto.
L’Ade, Inferno e il regno degli Inferi vengono associati al diavolo e al concetto biblico di Satana e il Cristianesimo non cessa di far presente i pericoli che corre chi si mette in contatto con questi regni misteriosi della vita. Si vieta in effetti il contatto con gli antichi dei e si ostacola la gnosi individuale.

Si tratta di una reminiscenza delle dottrine religiose, secondo cui l’uomo è un essere dormiente che vive come sonnambulo in modo solo parzialmente cosciente, credendo tuttavia di essere sveglio. È la parte superficiale della mente dove viviamo la vita quotidiana ad essere ad essere inconscia. La vera oscurità è nella nostra coscienza. Nei miti i portatori di luce si recano sovente nell’Ade con l’obiettivo di salvare le anime tormentate; scoprire la propria luce interiore durante la permanenza in quel regno. Ma Ade appare raramente nei miti ed era scarsamente venerato perché i Greci credevano che la sua giurisdizione fosse limitata nei confini del suo regno e che si disinteressasse delle azioni dei vivi. Come per Poseidone, gli era sacro il cavallo e quando rapì Persefone guidava un cocchio tirato da destrieri blu.

Gurdjieff dice ai suoi discepoli che l’uomo non possiede l’anima per natura; deve crearsela oppure trovarla. Dove si cela quest’anima sfuggente? Nelle profondità dell’Io, nel mondo di Plutone. Il mito di Persefone dimostra che Plutone non è sempre nascosto nel suo regno ma si reca in superficie per una breve visita. Plutone appare in veste di stupratore. Il mito di Persefone appare come una rappresentazione simbolica del processo che avviene all’interno della coscienza.
Questo mito è legato alla fertilità e ai ritmi delle stagioni e ai cicli della natura.

Il mito di Persefone simboleggia un processo psicologico in cui l’intromissione di Plutone (l’inconscio) nella coscienza viene sperimentata sotto forma di violenza intima. Le potenzialità interiori dell’individuo, indicate dal tema, devono spingere a un confronto con il “fato” nell’ambito di un nuovo ciclo di consapevolezza e di espressione. Un processo inevitabile; quello di immagine e di simbolo come suo iniziatore, come custode della vita: illuminazione/intuizione, arricchimento interiore e conoscenza di sé.

Blavatsky riconosce a Plutone gli attributi del serpente divino, caduceo, simbolo della professione medica, al serpente e all’albero del Bene e del Male. Il serpente cosmico Ouroborus è legato all’abisso, all’inconscio collettivo da cui nasce la mente. Il simbolo di origine dello Scorpione era il serpente, segno legato alla rinascita. Il serpente è forza vitale, simbolo seminale, epitome del culto della vita su questa terra. Non il corpo di questo animale ma l’energia emanata da lui che striscia o si raggomitola, energia che trascende i suoi limiti e influenza il mondo circostante. Questa stessa energia si trova nelle spirali, nelle viti, negli alberi in crescita, nelle stalagmiti, ma si concentra nel serpente. Il serpente era qualcosa di primordiale e di misterioso, emerso dagli abissi delle acque dove la vita comincia. Il suo rinnovarsi stagionalmente, col mutare della pelle e cadere in letargo, ne ha fatto un simbolo della continuità della vita e il legame con gli inferi.

Il suo influsso era avvertito anche nella fecondità, nella crescita, nella rigenerazione. I poteri del serpenti erano efficaci per guarire e ricreare la vita. Un serpente che si muove verticalmente simboleggia la forza vitale ascendente, vista come colonna di vita emergente dalle grotte e dalle tombe, simbolo con l’albero della vita e del midollo spinale.

Nell’antica Europa il serpente era una creatura benevola eccetto quando rappresentava l’aspetto di reggitrice di morte della dea. Non ha mai un aspetto malevolo. In oriente e nelle civiltà indoeuropee invece era simbolo del potere del male. Gli dei guerrieri uccidevano serpenti e draghi.
Raffigurazioni del serpente che emerge dalle acque esprimono l’idea di energia vitale.

Quando è vestita, la dea serpente, indossa un grembiule indicato con una serie di punti e una gonna caratterizzata a motivi a scacchiera o punteggiati. Altri segni di identificazione sono le tre linee verticali e punti sulla schiena. La testa è coronata o ha riccioli formati da spire di serpente.
Hera, una delle dee greche, era la probabile discendente della dea del serpente. Chiamata l’origine di tutte le cose, il suo nome deriva da Hora “stagione”. Hera era associata con pascoli e gli animali con le corna come bue e vitello. Anche l’egizio Hathor era un bue ed è descritto come il serpente premevo che governò il mondo. Il serpente è associato a erbe magiche che ridanno la vita, guariscono i neonati e proteggono la crescita.

Dea arcaica connessa con le mucche e al latte è Marsa o Mara nei canti mitologici lettoni. Compare come un serpente nero che porta fertilità; il nero in questo caso è simbolo di fertilità e non del male. La corona è la caratteristica costante della dea serpente: le corone sono il simbolo della saggezza e della ricchezza. Chi combatte contro il serpente bianco acquisisce la corona che gli permette di sapere tutto, di vedere tesori nascosti e comprendere il linguaggio degli animali. La credenza era che mangiando carme di serpente bianco si ottenesse la conoscenza.

In Lituania, in Grecia, a Malta e nelle regioni slave il serpente era venerato e rispettato. Non poteva essere ucciso; in casa portava la felicità e prosperità, assicurava la crescita della famiglia e ne conosceva il futuro. In Lituano il nome comune era Gyvate, forza vitale, in greco Geras significava vecchiaia e scaglia di serpente. Plutone è un guaritore della psiche non ortodosso, colui che concilia opposti contraddittori e risolve i dualismi.


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